EMDR: come si svolge una seduta
L’EMDR è un metodo psicoterapeutico utilizzato soprattutto nel trattamento dei traumi e delle esperienze emotivamente disturbanti. L’acronimo significa Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari.
Molte persone ne sentono parlare e si chiedono: “Come funziona una seduta EMDR?”, “Devo raccontare tutto nei dettagli?”, “È indicata anche per ansia, lutti o esperienze difficili?”.
Sono Una psicoterapeuta EMDR . Nel mio lavoro clinico considero l’EMDR uno strumento prezioso, ma non lo considero mai una tecnica da applicare automaticamente. Prima di proporlo è necessario comprendere la storia della persona, la sua stabilità emotiva, la natura dei ricordi disturbanti e il momento del percorso terapeutico.
Che cos’è l’EMDR
L’EMDR è uno strumento psicoterapeutico validato scentificamente , che lavora sulla rielaborazione di ricordi traumatici o emotivamente carichi.
L’idea di fondo è che alcune esperienze possano rimanere “bloccate” nella memoria in modo disfunzionale. Anche a distanza di tempo, un ricordo può continuare ad attivare emozioni, immagini, sensazioni corporee o convinzioni negative su di sé.
L’EMDR utilizza una procedura strutturata che include stimolazioni bilaterali, spesso attraverso movimenti oculari guidati dal terapeuta. Possono essere utilizzate anche altre forme di stimolazione bilaterale, come suoni alternati o leggere stimolazioni tattili.
L’obiettivo non è cancellare il ricordo, ma aiutare la persona a rielaborarlo, riducendo il livello di sofferenza associato e favorendo una percezione più integrata dell’esperienza.
Si può usare solo in alcune fasi della psicoterapia e in presenza di alcune condizioni favorevoli.
Come si svolge una seduta EMDR
Una seduta EMDR non inizia direttamente dalla stimolazione bilaterale. Prima è necessaria una fase di valutazione e preparazione.
Nel lavoro clinico, per me questa parte è fondamentale. Spesso le persone immaginano l’EMDR come una tecnica rapida, quasi separata dalla psicoterapia. In realtà, una buona seduta EMDR richiede una cornice terapeutica chiara, una relazione di fiducia e una valutazione accurata.
In genere il percorso prevede:
- raccolta della storia personale e clinica;
- identificazione dei ricordi o delle esperienze da elaborare;
- valutazione delle risorse emotive della persona;
- spiegazione del metodo;
- costruzione e uso di strumenti di stabilizzazione;
- scelta del ricordo o del tema su cui lavorare;
- stimolazione bilaterale guidata;
- verifica delle emozioni, dei pensieri e delle sensazioni corporee che emergono;
- chiusura della seduta in condizioni di sufficiente stabilità.
Durante la rielaborazione, la persona mantiene una doppia attenzione: da un lato resta in contatto con il ricordo, dall’altro rimane nel presente, all’interno della relazione terapeutica. Questo aspetto è molto importante per evitare che il lavoro diventi un’esposizione confusa o eccessivamente forte.
Devo raccontare tutto nei dettagli?
Una delle domande più frequenti riguarda il racconto del trauma.
Molte persone temono di dover descrivere ogni dettaglio dell’esperienza dolorosa. In realtà, l’EMDR non richiede necessariamente una narrazione completa e prolungata dell’evento. Il terapeuta aiuta a individuare gli elementi significativi: immagine, emozione, pensiero negativo, sensazioni corporee e livello di disturbo.
Questo può rendere il lavoro più accessibile per chi fatica a parlare a lungo di un’esperienza dolorosa.
Nella mia esperienza, però, è importante non usare questa caratteristica per banalizzare il percorso. Anche quando non si racconta tutto nei dettagli, il lavoro può essere emotivamente intenso. Per questo deve essere condotto da un professionista formato e dentro una valutazione clinica attenta.
Per quali disturbi può essere indicato
L’EMDR è conosciuto soprattutto per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico e delle esperienze traumatiche. Le linee guida internazionali lo indicano tra gli interventi utilizzabili per il PTSD, accanto ad altri trattamenti focalizzati sul trauma. (Wikipedia)
Può essere considerato anche in situazioni in cui esperienze dolorose, lutti, incidenti, malattie, abbandoni, umiliazioni, relazioni traumatiche o eventi critici continuano a influenzare il presente.
Nella pratica clinica può essere utile quando la persona sperimenta:
- ricordi intrusivi;
- immagini disturbanti;
- sensazioni corporee legate a eventi passati;
- paura o allarme apparentemente sproporzionati;
- evitamento di luoghi, persone o situazioni;
- vergogna, colpa o senso di impotenza;
- reazioni emotive intense davanti a stimoli specifici.
Non sempre, però, l’EMDR è il primo intervento da usare. In alcune situazioni è necessario lavorare prima sulla stabilizzazione, sulla regolazione emotiva, sulla sicurezza della persona e sulla costruzione di risorse.
EMDR e psicoterapia: non solo tecnica
L’EMDR non dovrebbe essere pensato come una procedura isolata.
Nel mio modo di lavorare, l’EMDR viene inserito dentro un percorso psicoterapeutico più ampio. Prima di scegliere se utilizzarlo, considero la domanda della persona, la sua storia, il tipo di sofferenza, il rapporto con il corpo, le risorse disponibili e la possibilità di tollerare il lavoro emotivo.
Una tecnica può essere molto utile quando è ben indicata. Può essere poco utile, o prematura, se viene proposta senza una comprensione complessiva.
Per questo ritengo importante spiegare alla persona non solo che cosa si farà, ma anche perché si sceglie quel tipo di intervento in quel momento o perché è meglio non usarlo.
Che cosa può accadere dopo una seduta
Dopo una seduta EMDR, alcune persone riferiscono sollievo, maggiore distanza emotiva dal ricordo o una diversa percezione dell’evento. Altre possono sentirsi stanche, emotivamente attivate o avere sogni, pensieri e associazioni nei giorni successivi.
Queste reazioni non sono necessariamente negative. Possono far parte del processo di rielaborazione. È però importante che la persona sappia cosa aspettarsi e possa riportare al terapeuta ciò che accade tra una seduta e l’altra.
Nel mio lavoro dedico attenzione anche alla chiusura della seduta. Non è sufficiente “fare EMDR”: bisogna verificare come la persona esce dall’incontro, quali risorse può usare e se è necessario procedere con maggiore gradualità.
Domande frequenti sul lutto
L’EMDR cancella i ricordi traumatici?
No. L’EMDR non cancella i ricordi. L’obiettivo è ridurre la sofferenza associata al ricordo e favorire una rielaborazione più integrata dell’esperienza.
L’EMDR funziona in una sola seduta?
Non è corretto prometterlo. Alcune persone possono avvertire cambiamenti in tempi relativamente brevi, ma la durata dipende dalla storia, dal tipo di trauma, dalla stabilità emotiva e dagli obiettivi del percorso.
L’EMDR è adatto a tutti?
Non sempre. Prima di utilizzarlo è necessaria una valutazione clinica. In alcune situazioni è importante lavorare prima sulla stabilizzazione emotiva, sulla sicurezza e sulle risorse personali.
Si può fare EMDR senza psicoterapia?
No. L’EMDR è uno strumento psicoterapeutico e dovrebbe essere utilizzato da professionisti formati, all’interno di una cornice clinica chiara. Non è una tecnica di auto-aiuto da applicare soli o da o da professionisti che non sono formati in psicoterapia.
Conclusione
L’EMDR può essere uno strumento importante per lavorare su traumi, ricordi disturbanti ed esperienze emotivamente cariche. La sua efficacia, però, dipende anche dalla qualità della valutazione, dalla preparazione della persona e dalla competenza del terapeuta.
Nel mio lavoro lo considero uno strumento da integrare con attenzione dentro il percorso psicoterapeutico, non una scorciatoia né una procedura uguale per tutti.
Se pensi che un’esperienza del passato continui a influenzare il tuo presente, un primo colloquio può aiutare a valutare se l’EMDR sia indicato o se sia preferibile iniziare da un altro tipo di lavoro terapeutico
Queste informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione professionale.
Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo
Psicologa e Psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio dal 1994.
Psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale e cognitivo-evoluzionista, esperta in EMDR, con lunga esperienza clinica nel lavoro con adulti, famiglie e persone con disabilità.





