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Psicologia tiflologica. Esiste un insieme di competenze e di saperi, che si riferiscono all'educazione, alla riabilitazione, alla mobilità autonoma delle persone ipovedenti e non vedenti. Per questo motivo l'aggettivo "tiflologico" si aggiunge al nome di una disciplina, quando si vuole indicare che essa si rivolge con specifico riguardo alle persone cieche ed ipovedenti. Dal 1993 mi occupo di progettare e realizzare servizi rivolti alle persone non vedenti ed ipovedenti, scrivo articoli e testi sulla minorazione visiva, partecipo come relatore a conferenze e congressi, in segno discipline tiflologiche in vari contesti pubblici e privati. Opero come consulente specialmente nel settore riabilitativo, educativo e dell'autonomia delle persone con deficit visivo. Servizi offerti
Appropriatezza dei metodi e competenza specifica alla base dell'efficaciaIl bagaglio di conoscenze della tiflologia, ha origini a partire dai primi sforzi degli educatori del secolo scorso, nel trovare sistemi per agevolare l'apprendimento e l'autonomia dei ragazzi ciechi che al tempo erano residenti negli istituti. Successivamente, con l'avvento dell'integrazione scolastica e dell'inclusione sociale e lavorativa, nuovi bisogni, nuovi valori e nuovi strumenti si sono aggiunti a quelli tradizionali. Questa competenza parte dalla capacità di comprendere profondamente la condizione soggettiva di chi ha problemi di vista, e conseguentemente le potenzialità ed i traguardi che la persona può raggiungere. Esistono metodologie specifiche e comportamenti adeguati alla condizione di minorazione visiva, che ciascuno per il proprio ruolo potrebbe acquisire. A partire da un corretto utilizzo delle tecniche di accompagnamento, all'uso efficace del linguaggio per descrivere e commentare, alla progettazione di un’organizzazione coerente degli ambienti, delle attività e degli strumenti. È importante conoscere precisamente quale sia l'approccio comportamentale più adeguato. A volte le persone con problemi di vista, adulti e più ancora bambini, vengono aiutate da operatori o educatori i quali non hanno un'idea concreta e chiara di che cosa significhi crescere e vivere senza vedere o con limitazioni visive permanenti. Questo determina un’approssimazione nelle attività in favore delle persone cieche o ipovedenti, le quali, conseguentemente, possono sentirsi non capite nelle loro reali necessità. È importante che chi si occupa per motivi vari delle persone ipovedenti e non vedenti, sia consapevole dell'esistenza di tutta quella branca del sapere indicata spesso come " tiflologia ". È necessario che ciascuno, oltre ad acquisire le competenze professionali tipiche del ruolo che ricopre (educatori, riabilitatori, medici, assistenti), sia informato delle specifiche particolarità della condizione di minorazione visiva. Quando questo non è possibile, è necessario affiancare a tali operatori dei professionisti esperti specificamente formati. Maria Luisa GargiuloPer saperne di più... Consulenza sui trattamenti riabilitativi |
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