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disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare




Negli ultimi anni si è abbassata l'età media di insorgenza di alcuni disturbi del comportamento alimentare; si sa infatti che alcuni malesseri, che precedentemente facevano la loro comparsa nell'età adolescenziale, adesso si possono riscontrare nella popolazione, specialmente femminile, anche delle bambine e delle preadolescenti. Questo rappresenta al giorno d'oggi un allarme sociale e sanitario, che caratterizza i tempi moderni e le società opulente, ma che si sta diffondendo anche in alcune fasce sociali di certi Paesi emergenti, sebbene in misura molto limitata.



Ma di cosa si tratta?



I disturbi del comportamento alimentare si possono manifestare in forme molto diverse tra loro, con la variabilità tipica di qualsiasi altro comportamento umano . anche il livello di gravità e di disagio soggettivo è molto variabile.
In generale si tratta di atteggiamenti maladattivi in relazione al cibo, in particolare all'atto di nutrirsi . La quantità e la qualità di quello che viene ingerito, in questo tipo di situazioni , è inadeguata oppure inopportuna rispetto alle necessità alimentari, o si svolge con modalità comportamentali e stati d'animo connotati da disagio e sofferenza.
Così come vi è stata una modificazione della prevalenza delle malattie fisiche nel corso della storia dell'uomo, nelle differenti zone geografiche a causa di cambiamenti del clima, della qualità della vita, delle condizioni igienico sanitarie eccetera, allo stesso modo i disagi psicologici sembrano avere delle modificazioni nel corso dei decenni e dei secoli, con il modificarsi del nostro stile di vita e delle condizioni ambientali e sociali.
Il modo con cui le persone esprimono malessere e disagio, sembra dunque essere condizionato da fattori culturali e sociali . Quindi non è strano osservare una trasformazione, in questo caso peggiorativa , anche nella manifestazione di un disturbo psicologico.
Qui descriverò alcuni modi tipici nei quali si possono manifestare questi disagi. Senza dubbio però non ci si deve aspettare che tutte le persone che ne soffrono si comportino allo stesso modo o provino gli stessi stati d'animo. Inoltre molto spesso tutto ciò può manifestarsi in forma molto velata o parziale.
Le più conosciute tipologie di disturbi del comportamento alimentari sono la bulimia e l'anoressia nervose. Nel primo caso la persona spesso si nutre compulsivamente, qualche volta con un risultato di evidente aumento di peso, ed a volte tenta segretamente di compensare queste abbuffate con comportamenti finalizzati all'elinazione del cibo, ad esempio utilizzando diuretici e lassativi, oppure provocandosi il vomito. Le abbuffate sono vissute come situazioni in cui la persona ha la sensazione di non poter controllare e modulare la quantità di cibo che mangia, nutrendosi quasi affannosamente, con l'impressione di farlo per riacquisire in quel modo una sorta di equilibrio precario.
L'anoressia nervosa comporta una preoccupazione ossessiva verso il proprio peso, che viene di solito considerato sovrabbondante, nonostante oggettivamente la persona in realtà sia magra, qualche volta anche al di sotto del livello minimo di sicurezza per la salute..
Il peso, di fatto quindi mantenuto sempre molto basso, viene controllato attraverso condotte di eliminazione forzata simili a quelle usate dalle persone con bulimia, oppure mediante una restrizione severa degli alimenti . alcuni cibi, infatti, vengono parzialmente ammessi dalla persona, mentre altri sono totalmente banditi. A volte la persona si costringe ad estenuanti esercizi ginnici, oppure assume farmaci per alterare il proprio metabolismo sempre al fine di controllare il peso . In questa situazione, la persona ha una percezione della propria immagine corporea come se fosse quella di una persona grassa, pur non essendolo. è turbata dall'osservare le curve o le pieghe del corpo, il volume dei muscoli o il normale pannicolo adiposo e gli altri tessuti, come se si trattasse di grasso in eccesso, quindi da eliminare. Non è raro incontrare persone che misurano frequentemente il proprio peso, oppure usano il metro o lo specchio per controllare il proprio aspetto fisico, tentando di raggiungere i propri obiettivi, spesso attraverso una ferrea disciplina.
Quando la denutrizione provoca scompensi metabolici ed ormonali, nelle donne vi è la scomparsa del ciclo mestruale, che è il segno tangibile di tutta una serie di carenze. In effetti vi possono essere molte altre anomalie biochimiche, tra le quali, ad esempio, un indebolimento del tessuto osseo, danni allo smalto dentale, all'apparato gastrico, scompensi cardiaci.
Queste conseguenze secondarie sono spesso il motivo di disagio che porta le persone anoressiche a preoccuparsi realmente della propria salute. Più frequentemente i familiari, allarmati dalla situazione, si fanno promotori di un consulto medico o psicologico.
Fino a pochi anni fa, questo tipo di disturbo esordiva tipicamente nella adolescenza, ed era al 90% prevalentemente femminile. Oggi si osserva un abbassamento dell'età media delle persone che giungono alla consultazione dei clinici. Ciò sia perché sembrerebbe che realmente questo disturbo sia divenuto più frequente in età prepuberale, sia perché la conoscenza dell'esistenza di questo tipo di disagio, a volte porta le famiglie ad accorgersi più precocemente che qualcosa di preoccupante sta accadendo.
Già in precedenza sono stati individuati alcuni disturbi dell'alimentazione dell'infanzia o della pre adolescenza. ciò frequentemente in forma passeggera, in concomitanza con periodi critici come ad esempio lo svezzamento, l'allontanamento dai genitori a causa dell'ingresso a scuola, oppure in corrispondenza di altri problemi psicologici del bambino e della famiglia. In queste circostanze, la condotta alterata della nutrizione assume una forma transitoria; tutto infatti scompare in corrispondenza con la risoluzione della crisi e comunque del superamento del problema più generale, scatenante il disturbo. Altri problemi che si possono riscontrare nell'infanzia sono la Pica , che comporta l'ingestione abituale di sostanze non alimentari, ed il disturbo di ruminazione, che consiste nel richiamare in bocca cibo precedentemente già ingoiato.



Un disagio che si modifica.



Ultimamente però si osserva un aumento di comportamenti alimentari anomali nei bambini, che hanno una certa somiglianza con i disturbi alimentari degli adolescenti e degli adulti bulimici ed anoressici. Infatti sembrano aumentare le condotte di abboffata,o auto restrizione e rifiuto del cibo. Questo comportamento di alcuni bambini e bambine , può assumere caratteristiche di esclusione sistematica rispetto ad alcune intere categorie nutrizionali, in favore di alcuni pochi cibi ammessi. Una tale condotta va ben al di là della paura degli alimenti nuovi (neofobia ).
Quindi assistiamo ad una pericolosa estensione verso il mondo dei bambini e dei preadolescenti, di disturbi precedentemente tipici di altre fasce di età. È utile riflettere sulle possibili cause di questo recente fenomeno . Esso potrebbe ad esempio essere parte del più generale abbassamento dell'età di inizio di alcune condotte che precedentemente erano tipiche dell'adolescenza, ho per una sorta di identificazione precoce dei bambini, verso modelli estetici ,affettivi ,comportamentali, culturali, sociali e del tempo libero ,tipicamente adulti o comunque adultiformi.
Sembrerebbe che anche l'inizio dell'attività sessuale e dei comportamenti collegati, sia divenuto più precoce rispetto al passato e che molto spesso, vi sia una forzatura verso la sessualizzazione di atteggiamenti e relazioni tra coetanei, che precedentemente non avevano nulla di sessuale . In effetti alcuni modelli culturali oggi prevalenti, includono l'emulazione di adolescenti o adulti da parte di bambini in età prepuberale.
A questa anticipazione delle tappe della crescita sul piano dei comportamenti e degli atteggiamenti sociali, sembra contrapporsi invece una certa tendenza a ritardare lo sviluppo emotivo- affettivo e del'apprendimento di capacità di autoregolazione e auto gestione. In effetti, differentemente rispetto al passato, l'adolescenza non corrisponde all'età nella quale alla persona viene richiesto ad esempio di assumersi alcune piccole o grandi responsabilità. nei modelli educativi attuali a volte viene dedicato poco investimento nella relazione genitore figlio all'educazione emotiva , affettiva ed alla regolazione degli impulsi, attraverso l'insegnamento di comportamenti socialmente adeguati.
Appare quindi un quadro complesso e contraddittorio, in cui la persona subisce sollecitazioni verso modelli adulti, pena la stigmatizzazione da parte del gruppo dei pari , senza però che abbia a disposizione strumenti emotivi adeguati per farlo.
Dal punto di vista degli atteggiamenti culturali verso il cibo, a volte assistiamo poi ad una ansiosa tendenza dei genitori verso una nutrizione ipercalorica, assolutamente non correlata all'effettiva necessità del corpo, di sregolata sotto il profilo dei tempi, dei modi e dei luoghi, spesso più dettata dalle necessità dell'industria alimentare, di approfittare delle debolezze dei bambini , che dalla intenzione di dare loro quanto realmente necessitano.
Per contro, i mezzi di comunicazione di massa favoriscono una idealizzazione del corpo come moda, accettabile e mostrabile solo se magro , percepito quindi più nei suoi aspetti esteriori da emulare,che come luogo di benessere e sensazioni da conoscere, ascoltare e rispettare.
Questa ed altre contraddizioni profonde insite nel nostro stile di vita attuale, sembrano aver determinato un aumento del rischio di bambini e degli adolescenti, rispetto ad alcuni disturbi tra cui, appunto, quelli del comportamento alimentare.
Sembra anche essere un fattore di rischio, la presenza di psicopatologia o comunque di disagi psicologici da parte di uno o dei due genitori o di presenza di traumi (anche solo emotivi), o comportamenti di abuso nella storia familiare.



Stare meglio è possibile



Scegliere di chiedere aiuto a qualcuno, avendo intuito la presenza di un disagio, è sempre un punto di arrivo di un periodo faticoso , fatto di altalenanti riflessioni, illusioni, delusioni, tentennamenti e indecisioni.
La decisione di consultare uno psicologo od un medico è spesso preceduta da tentennamenti e dubbi di sopravalutare l'eventuale problema , oppure ostacolata da sentimenti di vergogna o di colpa. Ma in effetti essendovi dei precisi parametri per poter individuare questi problemi, il rischio di rispondere ad un allarmismo eccessivo non esiste. Anzi, siccome i disturbi che persistono da più tempo sono tendenti alla cronicizzazione, nel dubbio, è più conveniente consultare un esperto col rischio di sentirsi dire che non vi sono cose di cui preoccuparsi, che invece aspettare in silenzio ed in segreto, sperando che tutto passi.
Non tutte le regioni italiane offrono lo stesso ventaglio di servizi di prevenzione, diagnosi e cura: esistono equipe interdisciplinari con una specifica esperienza in alcuni servizi pubblici, e singoli professionisti privati, che collaborano efficacemente tra loro, in forma spesso interdisciplinare.
In Italia sono in atto alcuni tentativi di allestire una rete omogenea di servizi sociali, sanitari ed educativi, che possano adeguatamente fronteggiare questo fenomeno. L'esame dei dati di efficacia, porta a considerare che l'approccio più utile attualmente sia quello di tipo integrato. Nei disturbi del comportamento alimentare infatti, vi deve essere un cocktail personalizzato di supporti e professionisti diversi. È importante infatti disegnare su misura un intervento che può essere costituito dai seguenti elementi: psicoterapia individuale, farmacoterapia e consulenza psichiatrica, consulenza e monitoraggio nutrizionale, sostegno psicologico alle famiglie, ed in alcuni casi anche terapia familiare. Oltre a ciò, al bisogno, può essere utile l'intervento di un endocrinologo, di un internista, di un ginecologo eccetera.
L'approccio deve essere anche flessibile, in corrispondenza con le differenti fasi, per rispondere ad eventuali emergenze sanitarie che derivano dagli squilibri metabolici e ponderali. Di norma sono effettuati trattamenti ambulatoriali, con terapie settimanali, interventi semi residenziali, quando è appropriato un parziale allontanamento dalle abitudini di vita quotidiana e familiare, ed un trattamento in residenze specializzate, quando è necessario agire per poter scongiurare i rischi alla sopravvivenza.
A proposito della consulenza e terapia familiare, è importante sottolineare che molto spesso si riscontrano sensibili giovamenti quando si aiutano i familiari ad avere forme di comunicazione più adeguate, a causa di relazioni e modalità che a volte si osservano essere piuttosto disfunzionali nella famiglia.
La psicoterapia individuale sembra un elemento cardine del trattamento, anche in considerazione del fatto che spesso sono presenti tratti di impulsività, alexitimia, depressione, disturbi di ansia,alterazione della percezione dello schema corporeo, in concomitanza con questi disturbi.
Ad alcuni trattamenti individuali ambulatoriali, e nel corso di quelli residenziali, si possono associare psicoterapia di gruppo, e gruppi di psicoeducazione.
attualmente in Italia è in corso uno studio pilota realizzato dal sistema sanitario di cinque differenti regioni, all'interno delle quali sono state individuate residenze e centri ambulatoriali, per le diverse necessità.
Contemporaneamente stanno sorgendo associazioni di familiari di pazienti, riunite in una consulta nazionale. Il Ministero della Gioventù sta iniziando ad attuare delle politiche di prevenzione, per tentare di intercettare le prime avvisaglie di anomalie dei comportamenti alimentari , anche attraverso l'allestimento di un apposito sportello informativo.


Maria Luisa Gargiulo

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