Quando la vita cambia
A volte la vita sembra riservarci cambiamenti di un genrere diferente da quello che potremmo immaginare o desiderare e con ritmi del tutto inattesi. Ciò, sia nel caso in cui accadano eventi inaspettati ai quali dobbiamo rapidamente reagire, che quando invece il ritmo di cambiamento delle cose che ci circondano ci sembra + lento o più rapido di quanto noi desideriamo che accada .
La percezione soggettiva che ne potrebbe scaturire è quella di trovarci in un momento di disallineamento , di mancata sincronia, tra la nostra intenzione e il resto del mondo.
Così potrebbe accadere, ad esempio, che in un certo periodo della vita , le cose ci sembrino avvenire troppo rapidamente rispetto a quanto ci sentiamo in grado di sostenere , .
In quei casi , La nostra capacità di reagire alle cose , appare rallentata rispetto a quello che accade attorno a noi . .
Ciò può verificarsi, ad esempio, in concomitanza con cambiamenti dello stile di vita (mansioni lavorative, abitazione, città) oppure in concomitanza con un cambiamento relazionale, con tutte le conseguenze che esso comporta (separazione, nuova convivenza, distacco da parte di un componente della famiglia), o infine in concomitanza con una modificazione delle capacità o delle necessità personali, come quella che deriva da una malattia, da un periodo di inattività forzata , o di una modificazione permanente del nostro stato di salute o di quello di un familiare, tale per cui, occorre attuare alcuni importanti cambiamenti nell'approccio alle situazioni.
Questi eventi stressanti possono essere meglio affrontati se la persona è in grado di ristrutturare e modificare il significato ed il valore delle proprie azioni e, più in generale, di riorganizzare il proprio sistema di riferimento in modo adattivo.
Questo lavoro personale è molto spesso un processo faticoso, quasi sempre più lento rispetto agli avvenimenti pratici. Di qui nasce la sensazione soggettiva di disagio ed inadeguatezza nell'affrontare la situazione, quasi un senso di affanno, a causa del disallineamento tra i cambiamenti esterni e le conseguenti nostre reazioni.
A vòlte, invece, alcune persone sperimentano la sensazione opposta , ossia che ciò che accade attorno cambia troppo lentamente rispetto a quanto desiderato, come se non riuscissero a determinare concretamente i cambiamenti che stanno cercando di ottenere, o come se intervenisse qualche altra cosa a rallentare il processo .
In entrambi i casi , si sperimenta un senso di ansia profonda e di scollamento tra sè e le situazioni contestuali , come se vi fosse una separazione che impedisce un collegamento intimo e diretto tra noi e la nostra vita reale.
Quando la vita cambia attorno a noi, senza che ci sentiamo veramente pronti ad affrontare alcune novità, allora, malgrado l'intenzione di far fronte a tutti questi cambiamenti, potremmo sperimentare un senso di frustrazione per l'inutile sforzo profuso, che non ci sembra ripagato dai risultati attesi.
Si ha come la sensazione di uno strano sdoppiamento tra noi e la nostra vita, e ci ritroviamo a pensare oppure a pronunciare frasi come "la vita sta cambiando", "la vita mi sta chiedendo....", , quasi come se noi e la nostra vita non fossimo realmente la stessa cosa. In questi casi sarebbe utile riuscire a capire se questa sensazione di doversi adeguare agli eventi, o peggio subirli, corrisponda alla situazione reale, oppure se noi possiamo avere anche un ruolo attivo nel contribuire a determinare, a controllare o comunque a gestire in modo personale quello che sta succedendo.
A volte il modo in cui noi percepiamo il nostro ruolo nelle diverse situazioni e quello che riteniamo circa le nostre possibilità, può contribuire a creare alcuni stati d'animo che diventano il sottofondo emotivo delle nostre azioni. Un senso di autoefficacia più o meno alta è in grado di condizionare una parte dei nostri atteggiamenti e comportamenti, può fare la differenza nel farci sentire con tanti gradi di sfumature, dalla più frustrante impressione di essere vittima passiva delle cose, fino alla irrealistica sensazione di totale controllo di tutto.
Accade poi che, se la percezione soggettiva non corrisponde agli effetti pratici delle nostre azioni , , ci troviamo a non saper più cosa fare.
Gli psicologi chiamano"stile di coping" il modo nel quale la persona tende a reagire agli eventi stressanti, o comunque a tutte quelle situazioni che la vita ci prospetta, alle quali reagiamo con le nostre personali implicite strategie. Di solito ciascuno di noi ha una certa tendenza ad elaborare in modo caratteristico le nuove situazioni, e comunque tende a reagire privilegiando alcuni schemi di lettura ed azione rispetto ad altri.
Questo deriva dall'interazione tra quello che abbiamo imparato nella vita e quello che noi crediamo di noi stessi e da come valutiamola situazione. Probabilmente ciascuno di noi ha selezionato alcuni stili personali di approccio ai problemi, che si basano su presupposti che sono stati confermati nella nostra vita passata, quando abbiamo avuto modo di provare ad applicarli.
Ad esempio, ciascuno di noi sa più o meno come reagisce rispetto ad un lutto oppure ad una cattiva notizia. In qualche modo abbiamo acquisito una esperienza sufficiente per poter sapere quanto tempo ci occorre per riuscire ad accettare una novità non piacevole, e sappiamo se questo genere di situazione è tra quelle più difficili da sostenere o se c'è qualcos'altro che per noi è più complicato da affrontare. Alcune persone, ad esempio, sono più portate ad elaborare le situazioni in termini di pregressa responsabilità personale, ossia, qualsiasi cosa capiti, tendono a considerare quanto avrebbero potuto fare, dove forse hanno sbagliato, dando una grande importanza a quello che dipende da loro. Altre, invece, sono più propense a proiettarsi verso il pensare a tutte le soluzioni alternative per evitare di far succedere qualcosa che non desiderano, altre ancora sono più propense ad adattarsi immediatamente ad ogni costo rispetto a ciò che è accaduto; altre ancora rintracciano nel ruolo di qualcun altro, ed in quello che costui dovrebbe fare, la chiave della apparente soluzione del problema. Insomma, ci specializziamo secondo il nostro carattere è secondo quello che abbiamo appreso dalla vita. Il più delle volte i nostri schemi di risoluzione dei problemi sono strumenti efficaci, tanto che li usiamo spesso anche senza esserne consapevoli.
Qualche volta, però, i nostri schemi non sono esattamente adeguati al tipo di esperienza o di novità che la vita ci prospetta, oppure sono cambiate alcune condizioni personali. Questo potrebbe determinare il fatto che non riusciamo a risolvere le situazioni, oppure che ci sembra che non riusciamo neppure a gestirle, e ce ne sentiamo soggettivamente sommersi.
Certamente, l'evoluzione della nostra capacità di fronteggiare gli eventi stressanti è un elemento che va di pari passo con le modificazioni evolutive nell'arco della nostra vita. Risente anche di numerosi fattori di Tipo psicologico e sociale. A gli psicologi è nota la correlazione tra il livello di qualità della salute e lo stile di coping. In generale sono stati individuati tre elementi fondamentali, i quali, nelle loro diverse combinazioni, possono determinare uno stile personale di gestione del cambiamento vissuto come stressante.
Il coping comportamentale viene definito come la misura in cui la persona si concentra nell'allestire in modo operativo e diretto una serie di azioni per fronteggiare l'evento.
Il coping emozionale ha a che fare con il livello di gestione degli aspetti emotivi soggettivamente legati allo stressor.
Il coping sociale riguarda la dimensione di evitamento personale, o coinvolgimento di supporti sociali per fronteggiare e gestire la situazione.
Queste tre dimensioni, nelle loro differenti combinazioni, determinano uno stile personale assolutamente caratteristico. La specificità del modello di gestione DEGLI eventi, può essere flessibile oppure tendere ad essere piuttosto rigida. In questo secondo caso, è possibile che la strategia che la persona tende ad utilizzare non sia perfettamente adeguata o compatibile con la situazione reale.
Qualche volta accade che le persone si accorgano soltanto successivamente, di aver gestito o fronteggiato qualcosa di molto importante o che comunque li ha messi in difficoltà. Non è raro, infatti, che ad una analisi retrospettiva, una persona possa rivalutare come problematico un certo periodo o una certa situazione: " adesso capisco che stavo veramente male ....", "Ho fatto una gran fatica, era perché ero in difficoltà..".
Il livello di consapevolezza del proprio stato, "metacognizione", qualche volta può essere messo a dura prova proprio dalle situazioni problematiche. Capita così che non riusciamo a renderci conto di stare affrontando un problema, proprio mentre quest'ultimo ci sembra più minaccioso. In questi casi può capitare, ad esempio, di avere qualche segno di disagio psicologico, o qualche sintomo di malessere, soltanto mesi dopo aver affrontato o gestito la situazione problematica.
La percezione di essere in un momento di vulnerabilità, richiama solitamente modelli operativi appresi e profondamente radicati. Esiste la possibilità che il nostro stile di attaccamento (sicuro, evitante, preoccupato o disorganizato) sia quindi correlato con lo stile di coping.
Nelle psicoterapie, spesso la persona valuta il significato soggettivo di minaccia che le differenti situazioni costituiscono e quali modelli operativi sono stati o si possono mettere in atto per fronteggiarle, le ideee implicite che la persona utilizza per dare significato agli eventi ed al proprio ruolo personale in essi. Tutto questo solitamente aumenta la possibilità di effettuare scelte realistiche seguendo i propri bisogni.
Maria Luisa Gargiulo